Per fissare la scotta del genoa alla bugna della vela di prua, il nodo più diffuso è la gassa d’amante: un occhiello che non scorre, si esegue con pochi movimenti e si scioglie anche dopo un carico, purché sia fatto correttamente. Qui trovi i passaggi, le ragioni della scelta, le alternative e le precauzioni per usarlo senza rischi.
Come si esegue la gassa d’amante sulla scotta?
Il nodo si lega sul capo della scotta che attraversa la bugna. Per ricordarne i passaggi, i velisti usano un’immagine semplice: la parte portante della cima è l’albero, il capo libero è il serpente che gira intorno all’albero e rientra nella tana, cioè nell’asola iniziale. La sequenza classica è questa:
- Fai passare il capo della scotta attraverso la bugna e forma un’asola sulla parte portante, lasciando capo sufficiente per completare il nodo.
- Porta il capo libero dal basso attraverso l’asola appena formata, così da ottenere l’occhiello principale.
- Riporta il capo dietro la parte portante e infilalo di nuovo nell’asola iniziale, dall’alto.
- Tieni insieme capo e occhiello con una mano, tira la parte portante con l’altra e stringi.
Prima di stringere del tutto, controlla che la bugna sia dentro l’occhiello e non schiacciata contro uno spigolo. Esiste anche una variante più rapida, detta lampo, che richiede però esperienza: impara la versione classica a terra, con una cima di prova, prima di passare a quella veloce.
La gassa d’amante non scorre e non si stringe in modo eccessivo, si esegue con una sola mano e, anche bagnata, si scioglie con facilità. Tiene bene sotto carico, ma perde tenuta quando la cima è scarica e può allentarsi sotto sollecitazioni alternate, per cui va ricontrollata dopo ogni manovra importante. La sua resistenza è inferiore a quella della cima intera: non usarla dove serve la massima robustezza senza un parere esperto.

Perché la gassa d’amante è la scelta più comune per la scotta?
È un nodo semplice e conosciuto da ogni velista, e unisce due qualità che in manovra contano: resta sicuro sotto carico e si apre quando serve. Usare due scotte separate, una per ciascun angolo della vela, offre inoltre più flessibilità: quella non in uso può fare da ricambio, e ogni scotta è più facile da ispezionare e riparare.
Il limite è l’ingombro. La gassa è voluminosa e, durante le virate, un capo lasciato lungo o un nodo sporgente può impigliarsi nelle sartie. Per questo conviene raccogliere bene il capo e fissarlo con un nodo d’arresto, evitando cime pendenti in coperta.
Quando conviene scegliere un’altra soluzione?
Non tutte le vele e non tutte le barche richiedono la gassa. Il mezzo collo su un solo foglio è più semplice e si usa spesso sulle derive, ma può scivolare o diventare difficile da sciogliere sotto carico. I mezzi colpi assicurati sono resistenti e flessibili, però poco ordinati e difficili da aprire dopo sollecitazioni forti. Lo schotstek, o nodo a scotta, impiega due nodi distanti dalla bugna che possono impigliarsi.
Esistono anche collegamenti con grilli, ditali o cordini sintetici ad alta tenacità: risultano più ordinati, ma richiedono ferramenta adeguata e controlli periodici. Se la vela o il ferramenta del punto di scotta prevedono un attacco specifico, segui le indicazioni del costruttore della vela e del fabbricante del ferramenta.
Come preparare la scotta in banchina?
Prima di salpare, stendi la scotta su una superficie libera da spigoli, senza nodi di fortuna o tratti attorcigliati, e controlla che il capo libero non si incastri nel winch o nelle parti mobili. Verifica che la vela sia ben fissata e che il genoa si srotoli senza intoppi.
Lega il nodo a terra, senza carico, poi scioglilo e rifallo più volte: così la mano impara la sequenza e tu sai che il nodo è regolare. Se la prova non riesce, non uscire in mare: un nodo incerto va sistemato prima della partenza, non durante la navigazione.

Quali errori evitare durante la manovra?
- Nodo troppo voluminoso o capo troppo lungo: rischi di impigliarlo nelle sartie durante la virata.
- Capo libero senza nodo d’arresto: con i movimenti della vela può sfilarsi o allentarsi.
- Bugna stretta su uno spigolo: può logorare la vela nel punto di maggiore sforzo, quindi va ispezionata a ogni uscita.
- Carico applicato di colpo: tira la scotta con gradualità, a vela stabilizzata, e non tenere mai la mano dentro il tratto in tensione.
Come si scioglie il nodo dopo un carico?
Non forzare mai il nodo sotto tensione. Prima riduci il carico sulla vela, poi allenta la parte portante: il nodo si apre quando la cima non è più in trazione. Se è bagnato o indurito dal sale, sciacqualo con acqua dolce e lascialo asciugare prima di riprovare, senza usare oggetti appuntiti che potrebbero rovinare la cima.
Lavora con le mani protette da guanti e non restare mai nel tratto di scotta sotto carico: una cima in tensione che scivola o si spezza può colpire con forza. Se il nodo resta bloccato, la scelta più sicura è sostituire il tratto danneggiato piuttosto che insistere con la forza.
Come conservare le cime a fine stagione?
A fine stagione, sciogli le scotte e lavale con acqua dolce, poi falle asciugare all’ombra e in luogo ventilato. Controlla con attenzione le zone di sfregamento, i punti in cui la cima passa attraverso un occhiello e i nodi: un filo tagliato, un’anima visibile o un indurimento sono segnali di sostituzione.
Conserva le cime arrotolate senza piegature strette, in un locale asciutto, al riparo dai raggi ultravioletti. Per la durata e i limiti di impiego di ciascuna cima fai riferimento alla documentazione del fabbricante, perché costruzione e fibra cambiano molto da un prodotto all’altro. Se hai dubbi sulla tenuta di un nodo, rifallo a terra e fallo controllare da un velista esperto prima di uscire.
Domande frequenti
Serve una scotta di ricambio a bordo?
Non esiste una regola uniforme: dipende dal tipo di navigazione e dal valore della vela. Conviene avere a bordo un tratto di cima di ricambio di sezione adeguata, pronto a sostituire una scotta danneggiata, e valutare il rischio con il cantiere di fiducia.
Dove verifico le dotazioni di sicurezza obbligatorie per la mia barca?
Il quadro dipende dalla categoria dell’unità e dalla distanza dalla costa e si trova nel regolamento di attuazione del Codice della nautica da diporto. Consulta il testo aggiornato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e chiedi conferma alla Capitaneria di porto di riferimento.
La gassa d’amante si può usare anche per l’ormeggio?
Non è il nodo pensato per le cime d’ormeggio. Per ogni uso scegli il nodo indicato per quel carico e, in caso di dubbio, chiedi il parere di un esperto.
Quanto tempo serve per imparare il nodo?
Dipende dalla pratica: bastano sessioni brevi e ripetute a terra, con una cima di prova, prima di legarlo su una vela vera.