Ormeggiare su catena e gavitello significa legare la barca a una boa che galleggia in superficie, collegata da una catena a un corpo morto appoggiato sul fondale. È una soluzione pratica nei campi boe, ma resta sicura solo se si rispettano tre condizioni: l’ormeggio è consentito in quel campo, il gavitello è libero per la tua unità e mare e vento sono compatibili con la tenuta. Le regole cambiano da un’area all’altra, quindi la prima verifica va fatta sul posto, presso l’ente che gestisce il campo.
Che cosa collega il gavitello al fondale?
Il sistema ha tre parti, e la tenuta dipende da tutte e tre. Il corpo morto è un blocco pesante, di norma in cemento, posato sul fondale. La catena lo collega al gavitello, la boa che tiene la catena in superficie e porta l’anello a cui fissi la cima. Il punto debole non è quasi mai quello che si vede: un anello o una maglia corrosi, nascosti sott’acqua, possono cedere senza preavviso. Per questo il gavitello non va giudicato solo dall’aspetto della boa.

Chi stabilisce le regole del campo boe?
Le regole dei campi boe sono in genere locali. Nelle aree marine protette le definisce l’ente gestore dell’area, che di solito gestisce anche i permessi. Per gli aspetti di sicurezza della navigazione ci si rivolge alla Capitaneria di porto competente per la zona. Prima di partire controlla le regole aggiornate sul sito dell’ente o presso l’ufficio marittimo: un permesso ottenuto l’anno scorso, o le regole di un’altra località, non valgono automaticamente.
Sul piano assicurativo, il Codice delle assicurazioni private (decreto legislativo 209/2005) prevede l’assicurazione obbligatoria per i natanti, all’articolo 123. Nel campo boe la copertura conta doppiamente: se la barca danneggia un gavitello, una catena o un’altra unità, il danno va risarcito. Alle Cinque Terre la RC valida è una condizione esplicita dell’ormeggio, come si vede più avanti.
Come ci si avvicina a un gavitello in sicurezza?
Prepara tutto prima di entrare nel campo: cime pronte a bordo, eventuale gancio d’ormeggio, parabordi sul lato di accosto e ruoli chiari, con una persona al timone e una a prua. Il punto più delicato è l’approccio. Con la prua alta sull’acqua, chi si trova a prua fatica a raggiungere l’anello, e il gavitello, visto dal timone, può sparire sotto il bordo.
Conviene avvicinarsi da poppa, usando la piattaforma o la scaletta da bagno, che sono più vicine all’acqua. Il timoniere vede meglio la boa e chi è a poppa afferra la cima con più controllo. Chi naviga da solo ne trae il vantaggio maggiore. La velocità deve restare da manovra, mai da transito: si avanza piano, si prende la boa e si ferma la barca prima di lavorare sulle cime.
Fissa idealmente una cima per ciascuna bitta di prua, così i due punti di presa lavorano insieme e la barca non ruota intorno al gavitello. Se il bordo libero è alto, il tender è utile per portare la cima fino all’anello e riportarla a bordo. Non lasciare mai una cima libera in acqua: può impigliarsi nell’elica.
Scegli nodi che sai fare e sciogliere anche dopo che la cima ha lavorato sotto carico. Provali in banchina prima della stagione, con gli stessi guanti che userai in mare. Il nodo giusto è quello che tiene senza stringersi in modo irreversibile sull’anello.
Come si lascia un gavitello senza rischi?
Il disormeggio è la manovra in cui si crea spesso l’incidente, perché la barca si libera di colpo e la cima può ritornare verso chi la tiene. Prima di sciogliere, verifica che nessuno sia in acqua e che la barca sia sotto controllo, con il motore pronto e il timone in posizione. Recupera la cima dal lato di bordo, sciogli l’anello con calma e riportala a bordo prima di mettere in moto.
Il motore serve per questa manovra e per quella di accosto, non per la sosta. Dopo il disormeggio, allontanati dal gavitello a bassa velocità e tieni d’occhio le altre unità vicine, perché durante una manovra si perde facilmente la percezione degli spazi.
Come si verifica catena, grilli e corpo morto?
Il sistema sommerso è quasi sempre fuori dalla vista. L’equipaggio, di norma, non può ispezionare la catena e il corpo morto sott’acqua, quindi la verifica passa da informazioni e segnali visibili:
- chiedi al gestore il carico di progetto per cui il gavitello è dimensionato e la data dell’ultima manutenzione; se non è in grado di rispondere, considera l’ormeggio meno affidabile;
- osserva la boa, l’anello e la parte di catena visibile: ruggine diffusa, parti assottigliate, grilli deformati o con lo spinotto non serrato e assicurato sono motivi per cambiare gavitello;
- dopo l’aggancio, dai una spinta in retromarcia con cautela e osserva come si comportano la catena e la boa; un movimento anomalo è un segnale d’allarme;
- in caso di dubbio serio, valuta un’ispezione subacquea affidata a un professionista piuttosto che fidarti dell’aspetto.
Il riferimento tecnico per carichi e manutenzione è la documentazione del fabbricante del gavitello e della catena, da chiedere al gestore. Catene e grilli corrosi rendono l’ormeggio insicuro anche quando la boa appare in ordine.

Quando il tempo rende l’ormeggio pericoloso?
Il limite meteo è una condizione d’uso, non un consiglio generico. Dove è stabilito, il regolamento fissa la soglia: alle Cinque Terre l’ormeggio è consentito solo con condizioni favorevoli e assicurate, fino a mare e vento forza 2. Oltre quella soglia il campo non è un posto sicuro, anche se la boa sembra solida.
Con vento forte e onda, una barca di dimensioni rilevanti può trascinare il corpo morto e sollevarlo dal fondale. Il gavitello si sposta, la catena si tende a strappi e l’anello lavora sul bordo di prua. Se vedi la barca che strattona, il gavitello che si inclina o la cima che si tende in modo anomalo, la priorità è lasciare il campo, senza aspettare che il problema peggiori.
Quali regole valgono nei campi boe delle Cinque Terre?
Le regole che seguono sono quelle dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre e valgono solo lì. Ogni altra area ha regole proprie, da verificare prima di entrare.
- Autorizzazione: l’ormeggio è consentito solo con permesso giornaliero o autorizzazione annuale, richiesti online.
- Zone: i campi si trovano nelle zone B e C, con gavitelli bianchi; i gavitelli destinati al diporto sono 96 nel complesso.
- Unità: una sola unità per gavitello, e solo unità da diporto con RC in corso di validità.
- Meteo: fino a mare e vento forza 2, cioè mare poco mosso e brezza leggera.
- Motore: usato solo per ormeggio e disormeggio; durante la sosta resta spento, generatori compresi, salvo ragioni di sicurezza. Avvicinamento e allontanamento non superano 3 nodi.
- Notte: dalle 22:00 alle 08:00 l’ormeggio è consentito solo a unità presidiate da personale abilitato alla condotta; di notte serve il fanale di fonda bianco visibile a 360°.
- Divieti: nel campo non si ancora, non si pesca e non si svolgono attività subacquee; non si ormeggia sui gavitelli rosso-arancio riservati alle immersioni; non si usano shampoo, detergenti o apparecchi sonori.
- Balneazione e scarichi: il bagno è ammesso solo vicino alla propria barca e a motore spento, nel raggio di manovra; i WC di bordo sono ammessi solo se dotati di casse di ritenzione dei liquami.
- Responsabilità: il conducente è l’unico responsabile dei danni agli ormeggi e della condotta degli occupanti.
Come si lascia la barca ormeggiata senza rischi?
Una barca lasciata senza nessuno a bordo resta esposta ai cambiamenti del tempo. Se la barca resta incustodita a lungo, fai controllare periodicamente barca e gavitello da una persona di fiducia, che possa avvisarti o intervenire. Anche per una sosta breve chiedi al gestore lo stato di manutenzione.
La sorveglianza ha anche un risvolto economico. In caso di negligenza grave, l’assicuratore può rifiutare, almeno in parte, il pagamento del sinistro. Al ritorno, prima di salire a bordo, controlla cime, parabordi, anello e scafo, e confronta lo stato della barca con come l’avevi lasciata.
Domande frequenti
Cosa fare se un gavitello appare danneggiato al momento dell’arrivo?
Non legarti. Un anello deformato o una catena visibilmente corrosa sono motivi sufficienti per scegliere un altro gavitello libero. Non tentare riparazioni in acqua e avvisa l’ente gestore o la Capitaneria di porto competente, così il problema può essere valutato.
Cosa fare se la cima si spezza durante la notte?
Avvisa subito la Capitaneria di porto via VHF o telefono e chiedi assistenza. Non cercare di recuperare la cima in acqua con mare formato, perché il rischio di cadere in mare supera quello di perdere la barca.
Esistono norme di legge sulle dimensioni di corpo morto e catena?
Non risultano norme vincolanti sulle dimensioni di corpo morto e catena. La sicurezza si valuta sul carico di progetto dichiarato dal gestore e sullo stato reale dei componenti, non su misure indicate da altri senza verifica.