La ruggine sullo scafo in acciaio si elimina in modo sicuro e duraturo solo se prima si valuta la profondità del danno, si sceglie un metodo di pulizia proporzionato allo spessore della lamiera e si applica subito un ciclo protettivo compatibile con il supporto. La ruggine superficiale si rimuove con spazzolatura o discatura; la sabbiatura fino al grado Sa 2½ è il riferimento quando si deve preparare un’area estesa per la verniciatura. Se la corrosione ha già ridotto lo spessore o perforato la lamiera, la pulizia non basta e serve una valutazione tecnica prima di qualsiasi intervento.

Come riconoscere l’ossidazione sullo scafo in acciaio?

L’ossidazione si presenta come un ossido rosso-bruno che affiora sotto la pittura, come bolle o rigonfiamenti del rivestimento che, premuti, lasciano uscire polvere rossastra, o come una crosta più o meno compatta che si stacca a scaglie. Le zone più esposte sono la linea di galleggiamento, i punti di strofinio contro banchine e parabordi, i bordi delle saldature, gli spigoli e le aree dove l’acqua ristagna. Anche le zone attorno a piastre e accessori fissati con bulloni sono sensibili, perché il rivestimento è spesso meno uniforme. Nella sentina e nei vani chiusi la corrosione è spesso più estesa di quanto appaia dall’esterno, e va controllata con la stessa attenzione.

Per un controllo accurato, rimuovere con una spatola l’antivegetativa o la vernice nelle zone con rigonfiamenti, poi battere con delicatezza la lamiera con un martello a testa piccola. Un suono sordo o una zona che cede indicano spesso un assottigliamento. Conviene annotare le aree con uno schema del fasciame: questa mappa serve a decidere il metodo di pulizia e l’ordine degli interventi.

Pubblicità

Come riconoscere l'ossidazione sullo scafo in acciaio?

Ruggine superficiale o corrosione profonda: come distinguerle?

La ruggine superficiale forma uno strato uniforme che, dopo la spazzolatura, lascia una lamiera integra, con superficie continua e senza cavità. La corrosione profonda, invece, produce vaiolature, crateri, scaglie che si staccano lasciando fori e lamiere che si flettono o si deformano sotto pressione. In questi casi il dato decisivo è lo spessore residuo. Si misura con uno spessimetro a ultrasuoni e va confrontato con il valore minimo indicato dal progettista o dal costruttore dello scafo. Non esiste un numero valido per tutte le barche, perché dipende dallo spessore originale, dalle dimensioni dei pannelli e dalle sollecitazioni. Se il valore misurato è vicino al minimo o se compaiono perforazioni, la pulizia non risolve il problema e la riparazione va valutata da un tecnico.

Come scegliere tra sabbiatura, discatura e spazzolatura?

La spazzolatura manuale o con spazzole rotanti elimina la ruggine friabile e la vernice non aderente, ma non produce una superficie abbastanza uniforme per i sistemi protettivi ad alte prestazioni. È adatta a piccole superfici e ai ritocchi.

La discatura con dischi a lamelle o dischi per la rimozione della vernice è più rapida, ma richiede mano leggera. Su lamiere sottili il calore e la pressione possono deformare il pannello e ridurre lo spessore in punti localizzati. Non va usata per scavare la corrosione profonda fino a consumare la lamiera.

La sabbiatura, cioè il getto di abrasivo, è il metodo più completo. Il riferimento tecnico è la norma ISO 8501-1, recepita in Italia come UNI EN ISO 8501-1, che definisce i gradi di pulizia dell’acciaio valutati visivamente. Il grado Sa 2½, detto sabbiatura molto accurata, richiede di eliminare quasi tutta la calamina, la ruggine, le vernici e le impurità: ciò che resta deve apparire solo come leggere macchie o striature. Le schede tecniche dei rivestimenti epossidici per strutture marine indicano spesso questo grado come base di preparazione dell’acciaio. Il grado Sa 2½ si ottiene soltanto con il getto abrasivo; le lavorazioni manuali e con utensili arrivano invece ai gradi St, meno severi, e vanno scelte solo se il sistema di verniciatura lo consente.

Pubblicità

Per la sabbiatura valgono alcune precauzioni. L’abrasivo va scelto secondo la scheda tecnica del rivestimento che si intende applicare, perché granulometria e materiale influiscono sul profilo della superficie. Su lamiere sottili bisogna regolare pressione e tempo di esposizione per evitare deformazioni e assottigliamenti. Prima di iniziare occorre identificare il rivestimento precedente, perché alcune vecchie pitture contengono sostanze che richiedono cautele specifiche. La lavorazione va eseguita solo in un’area delimitata, con raccolta dell’abrasivo e delle polveri, lontano da tombini, corsi d’acqua e dal mare.

Quando usare un convertitore di ruggine?

Un convertitore, in genere a base di acido fosforico o di composti che trasformano l’ossido residuo in una pellicola più stabile, si usa solo per tracce di ruggine che non si possono rimuovere meccanicamente, come nelle cavità, dietro i rinforzi o in punti inaccessibili alla spazzola. Non sostituisce la rimozione della ruggine sfogliata o della calamina: su uno strato friabile il prodotto non ha presa e lascia un fondo instabile.

Dopo l’applicazione, controllare nella scheda se è previsto un risciacquo o se il residuo può restare sul supporto, e verificare la compatibilità con il primer scelto. Il prodotto va applicato nelle condizioni ambientali indicate dal fabbricante, perché in presenza di umidità o su un supporto troppo freddo il risultato può essere irregolare. Si lavora con guanti e occhiali, in ambiente ventilato.

Quando usare un convertitore di ruggine?

Come proteggere lo scafo dopo la pulizia?

Una superficie appena preparata reagisce rapidamente con l’umidità: l’acciaio sabbiato o spazzolato può ossidarsi di nuovo in poche ore, soprattutto in aria umida o salmastra. Per questo il ciclo protettivo va programmato prima di iniziare la pulizia.

La sequenza tipica prevede lo sgrassaggio con un solvente adatto, perché grasso delle mani, sale e oli residui impediscono l’adesione. Segue l’eliminazione delle polveri con aria compressa priva di umidità o con una spazzola pulita. Poi si applica il primer anticorrosivo entro il tempo indicato dal fabbricante, e solo in seguito eventuali strati intermedi e la finitura. L’antivegetativa va applicata soltanto sopra un sistema compatibile: alcuni prodotti non aderiscono correttamente su certi primer, e la scheda del fabbricante indica quali accoppiamenti sono ammessi.

Le condizioni di applicazione contano quanto la sequenza. Il prodotto va steso solo entro i limiti di temperatura e umidità della scheda tecnica. Occorre inoltre verificare che la temperatura del supporto sia sufficientemente superiore al punto di rugiada, per evitare che la condensa si formi sulla superficie appena preparata. Non si lavora sotto pioggia o nebbia.

Pubblicità

Quali DPI servono per lavorare in sicurezza?

Nella sabbiatura la protezione respiratoria è la priorità. La polvere di silice cristallina respirabile è classificata come agente cancerogeno nel D.Lgs. 81/2008, e per i lavoratori il valore limite di esposizione professionale, fissato nell’Allegato XLIII, è 0,1 mg/m³ come media su 8 ore, riferita alla frazione respirabile. Questo limite riguarda l’esposizione dei lavoratori: chi lavora da privato non è soggetto agli obblighi del Titolo IX, ma conviene adottare le stesse precauzioni. Se l’abrasivo o il supporto possono liberare silice, per la sabbiatura a getto si usano caschi o cappucci con alimentazione d’aria. Per la preparazione manuale o la discatura serve almeno una maschera filtrante di classe P3, o un respiratore con filtro adatto alle polveri, scelto secondo la scheda del fabbricante. La maschera deve aderire perfettamente al viso: la barba incolta ne riduce molto l’efficacia. I filtri vanno sostituiti secondo le indicazioni del produttore.

Gli altri dispositivi essenziali sono occhiali o visiera a maschera integrale, protezione dell’udito, perché compressore e getto sono molto rumorosi, tuta resistente all’abrasione, guanti adatti ai solventi indicati nella scheda e scarpe chiuse antiscivolo. Solventi e primer sono infiammabili: serve una ventilazione continua, nessuna fiamma né scintilla nell’area di lavoro e un estintore a portata di mano. Compressori e utensili elettrici vanno collegati a una presa protetta da interruttore differenziale, con cavi integri e asciutti, soprattutto se l’area è umida o vicina all’acqua. Nei vani chiusi come la sentina il lavoro va svolto con ventilazione forzata e mai da soli, perché l’aria può diventare insufficiente o contaminata.

Quando rivolgersi a un cantiere o a un tecnico?

Il fai da te non è adeguato quando la lamiera presenta perforazioni o uno spessore residuo incerto, quando ordinate, longheroni o altri elementi strutturali risultano corrosi, o quando la corrosione interessa le zone di fissaggio dell’attrezzatura di manovra. Serve un tecnico anche quando la superficie da sabbiare è estesa, il rivestimento precedente è sconosciuto o l’area di lavoro non consente di contenere polveri e abrasivo. Lo stesso vale dopo un urto o un’avaria che abbia coinvolto il fasciame.

Quando si sceglie un cantiere, conviene chiedere se la sabbiatura viene eseguita in area confinata con raccolta delle polveri, se l’operatore dispone dei DPI adeguati e come vengono gestiti i residui. Abrasivo esausto, polveri e residui di antivegetativa non vanno mai scaricati in mare, in un canale o nel fosso: vanno consegnati a soggetti autorizzati al loro trattamento. Per la classificazione di questi materiali conviene consultare le indicazioni del gestore dell’area portuale o dello specchio d’acqua e dell’ufficio ambiente del comune. Per la misura dello spessore minimo, infine, il riferimento resta il progetto dello scafo o le indicazioni del costruttore.

Domande frequenti

Si può usare la sabbia della spiaggia per sabbiare lo scafo?

No. La sabbia naturale contiene sali che restano sul metallo e favoriscono una nuova corrosione, e la sua granulometria non è controllata. Si usa un abrasivo adatto alla sabbiatura, scelto secondo la scheda del rivestimento.

Che cosa fare se la vecchia vernice potrebbe contenere sostanze pericolose?

Non sabbiare a secco finché non si conosce il rivestimento precedente. Si può far analizzare un campione, far valutare il rischio a un tecnico e smaltire polveri e residui come rifiuti pericolosi tramite soggetti autorizzati.

Dopo quanto tempo si può riverniciare la superficie preparata?

Non esiste un tempo unico. Dipende dal primer, dalla temperatura e dall’umidità; occorre seguire la scheda tecnica del prodotto utilizzato e non affidarsi a tempi ricordati da altri lavori.

Letture correlate