Per correggere la rotta con una corrente di marea si costruisce il triangolo delle velocità: la rotta sull’acqua, sommata al vettore della corrente, dà la rotta sul fondo. Invertendo il calcolo si trova la prua per la rotta voluta. Con prua 000° a 5 nodi e corrente da 2 nodi diretta verso 090°, la barca avanza circa su 020°.

Che cos’è la corrente di marea e perché sposta la rotta?

La corrente di marea è il movimento orizzontale dell’acqua prodotto dal flusso e dal riflusso. Non coincide con il livello del mare: intensità e direzione cambiano nel tempo e dipendono dal luogo, soprattutto vicino a capi, imboccature di porti, passaggi stretti e bassi fondali. Quando la barca si muove in un’acqua che si sposta, viene trascinata insieme a essa. La prua indica una direzione, ma la barca percorre sul fondo una direzione diversa.

Per questo si distinguono due rotte. La rotta sull’acqua è quella seguita rispetto alla massa d’acqua, cioè la prua tenuta alla velocità letta dal log o stimata. La rotta sul fondo è la traiettoria reale rispetto al terreno, quella che si legge sulla carta o sul plotter. La differenza angolare tra le due è la correzione per la corrente. Ignorarla su un tratto lungo significa uscire dal canale o avvicinarsi a un pericolo senza accorgersene.

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Che cos'è la corrente di marea e perché sposta la rotta?

Come si costruisce il triangolo delle velocità?

Il metodo rappresenta tre vettori, ciascuno con una direzione e una lunghezza proporzionale alla velocità. Il primo è la rotta sull’acqua, con la prua e la velocità sull’acqua. Il secondo è la corrente, con direzione e velocità ricavate da tabelle o atlanti. Il terzo è la rotta sul fondo, che chiude il triangolo e dà la velocità sul fondo.

Sulla carta si procede così. Si traccia un meridiano come riferimento del nord, poi si riporta la prua dal punto di partenza con lunghezza proporzionale alla velocità sull’acqua, usando una scala uniforme, per esempio un nodo per centimetro. Dall’estremità di questo primo vettore si applica il vettore della corrente, con la sua direzione e la sua lunghezza nella stessa scala. Il lato che unisce il punto di partenza all’estremità della corrente è la rotta sul fondo, e la sua lunghezza, misurata con la stessa scala, dà la velocità sul fondo.

Attenzione a un dettaglio: la velocità sull’acqua va letta dal log o stimata con prove, non presa dal GPS, che misura il moto rispetto al fondo. Usare la velocità GPS al posto di quella sull’acqua è uno degli errori più frequenti. Il metodo è grafico, ma con una corrente che varia nel tempo servono dati affidabili e un calcolo coerente tra i diversi momenti.

Come si calcola la rotta di compenso?

Spesso il problema è inverso: si conosce la rotta sul fondo da percorrere e bisogna trovare la prua da tenere. Dal punto di partenza si traccia la rotta sul fondo desiderata e, dallo stesso punto, il vettore della corrente. Poi, con il compasso aperto sulla velocità sull’acqua, si traccia un arco con centro nell’estremità del vettore della corrente fino a intersecare la rotta sul fondo. Il segmento che unisce l’estremità della corrente con l’intersezione è la rotta sull’acqua da seguire.

La relazione di base è questa: rotta sul fondo = rotta sull’acqua + correzione, quindi rotta sull’acqua = rotta sul fondo meno correzione. La correzione è positiva quando la corrente spinge la barca a dritta della prua, e negativa quando la spinge a sinistra. Conviene annotare il segno sul foglio di lavoro, perché un errore di segno porta la barca a deviare nella direzione opposta a quella prevista.

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Più la corrente è perpendicolare alla rotta, più grande è la correzione necessaria. Quando è quasi in linea con la rotta, la correzione è piccola e a cambiare è soprattutto la velocità sul fondo.

Come si applica il metodo con un esempio?

Il caso classico, utile come esercizio didattico e non come dato di una zona reale, è quello di una barca che tiene una prua di 000° alla velocità di 5 nodi sull’acqua, con una corrente diretta verso 090° a 2 nodi. Sulla carta si tracciano 5 unità verso nord, cioè la prua, e poi 2 unità verso est, cioè la corrente. Il lato che chiude il triangolo, dal punto di partenza all’estremità della corrente, punta a circa 020°, con una velocità sul fondo di circa 5,4 nodi. La barca sembra procedere a granchio: la prua è a nord, ma il cammino reale è spostato verso est.

Quando la corrente è lungo la rotta, le velocità si sommano o si sottraggono: con la corrente a favore la velocità sul fondo è 5 più 2, cioè 7 nodi, contro corrente è 5 meno 2, cioè 3 nodi. Nell’esempio la corrente è laterale, quindi serve il triangolo e non una semplice somma.

Ora il percorso inverso. Per restare su 000° con la stessa corrente, la componente laterale da compensare è di 2 nodi su 5 nodi sull’acqua. Il seno della correzione vale quindi 2 diviso 5, cioè 0,4, a cui corrisponde un angolo di circa 24°. La prua da tenere è circa 336°, cioè la correzione di circa 24° a sinistra, e la velocità sul fondo scende a circa 4,6 nodi. Il risultato va poi verificato graficamente sulla carta.

Come si applica il metodo con un esempio?

Perché lo scarroccio va sommato alla corrente?

La barca a vela non segue solo la corrente: il vento la fa scivolare sottovento. Con bolina stretta la vela genera una forza laterale che sposta lo scafo sottovento; con bolina piena lo scarroccio è quasi nullo. La correzione per il vento è l’angolo tra la rotta diritta dello scafo e la sua rotta nell’acqua: è positiva con vento da babordo e negativa con vento da dritta. Come stima di partenza, un manuale di navigazione indica circa 5°, fino a 20° con mare mosso, da affinare con l’esperienza.

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Anche una corrente superficiale generata dal vento può agire in modo simile allo scarroccio, e i due effetti possono sovrapporsi. Se lo scostamento osservato non corrisponde a quello previsto, la causa più probabile è il vento, sotto forma di scarroccio o di corrente superficiale, oppure una stima sbagliata della corrente di marea.

Dove trovare i dati di corrente?

Le fonti principali sono quattro. Le carte nautiche riportano i rombi di corrente con tabelle orarie riferite all’alta marea del punto di riferimento. Il calendario delle maree indica l’orario dell’alta marea e l’età della marea, cioè la vicinanza alle sizigie o alle quadrature, utile per interpolare l’intensità. Gli atlanti delle correnti mostrano con frecce l’andamento in diversi momenti. Infine, l’Istituto Idrografico della Marina pubblica ogni anno le tavole di corrente, che per ogni giorno e per un punto fisso riportano i valori massimi, minimi e quelli di inversione.

Plotter, app e servizi digitali possono fornire dati di corrente, ma la fonte e la data di aggiornamento vanno verificate, e per il funzionamento dell’apparecchio il riferimento è la documentazione del costruttore. Un lavoro accademico sullo Stretto di Messina ha rilevato incongruenze nelle tavole di corrente: conviene quindi incrociare almeno due fonti prima di decidere.

Quando la rotta reale non torna?

Gli errori più comuni sono sempre gli stessi: usare la velocità GPS al posto di quella sull’acqua, applicare la correzione con il segno sbagliato, prendere dati di un punto lontano senza interpolare nel tempo, dimenticare lo scarroccio con vento forte o di traverso, e considerare il risultato come esatto.

Il calcolo dà una posizione stimata, non certa. Il cerchio d’incertezza ha raggio fino al 10% della distanza percorsa: per cinque miglia percorse in un’ora, è un cerchio di circa un miglio di diametro. Ogni volta che si incontra un riferimento, come un fanale, un allineamento o una sonda, si confronta la posizione stimata con quella osservata e si ricostruisce il triangolo con i dati reali.

Le precauzioni pratiche sono queste. Vicino a secche, bassi fondali, imboccature di porti o passaggi stretti conviene mantenere un margine ampio e non fidarsi del solo tracciato grafico. Con vento forte o mare formato lo scarroccio può crescere molto: meglio scegliere una rotta con più margine o rimandare la partenza. Se lo scarto aumenta e ci si avvicina a un pericolo, si rallenta, si cambia rotta verso una zona sicura o si torna all’ultimo punto noto, senza inseguire la rotta a ogni costo.

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Per riprendere la rotta dopo uno scarto, si parte dalla posizione attuale, si traccia la nuova rotta sul fondo, si ricostruisce il triangolo con la velocità sull’acqua reale e si applica la nuova correzione. Il metodo non sostituisce carte aggiornate, avvisi ai naviganti e la vigilanza visiva.

Domande frequenti

Serve un software per calcolare la correzione?

No. Il metodo si esegue sulla carta con compasso e squadretta. Un plotter o un’app possono fare il calcolo, ma il risultato va confrontato con i dati di corrente della carta.

Come si aggiorna la correzione se la corrente cambia durante la traversata?

Si ricostruisce il triangolo a intervalli regolari con i dati di corrente del momento e si aggiorna la prua ogni volta che il dato cambia.

La velocità sul fondo si può ricavare senza GPS?

Sì, con il triangolo delle velocità, ma la verifica reale richiede un riferimento esterno, come punti fissi a terra o una posizione nota.

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