Tracciare la rotta su carta nautica significa riportare sulla carta la posizione di partenza, la direzione da seguire e la distanza prevista, per poi confrontare in mare dove si trova realmente la barca. Il lavoro richiede di convertire la rotta letta sulla carta, riferita al nord vero, nella rotta di bussola da tenere al timone, e di determinare il punto nave con rilevamenti a oggetti noti oppure con il calcolo stimato. È una competenza che resta utile anche quando lo strumento elettronico non è disponibile o non è affidabile.
Come si traccia la rotta su una carta nautica?
Il tracciamento parte da un punto certo, di solito la posizione di partenza o un punto determinato in mare. Dal punto si traccia una linea fino alla destinazione. La direzione si legge con una riga parallela o una squadretta appoggiata al goniometro della rosa dei venti stampata sulla carta, oppure facendo scorrere la squadretta fino ai meridiani. La distanza si misura sulla scala delle latitudini, a metà del tratto: un primo di latitudine corrisponde a un miglio nautico. Non usare la scala delle longitudini, che varia con la latitudine.
Su ogni tratto conviene annotare la rotta, la velocità prevista e l’ora stimata di arrivo al punto successivo. Questo permette di confrontare, durante la navigazione, ciò che accade con ciò che era stato pianificato e di accorgersi in tempo di uno scarto.

Quali strumenti servono per il carteggio?
Per la navigazione costiera bastano pochi strumenti: la carta dell’area in edizione aggiornata, una riga parallela o una squadretta con goniometro, un compasso a punte per le misure di distanza, una matita morbida per le linee e una gomma. Conviene lavorare su carta dell’area con scala adatta a tutta la rotta, perché una carta troppo piccola nasconde i dettagli dei bassi fondali, mentre una carta troppo grande obbliga a continui cambi di foglio.
Accanto alla carta serve la tabella di deviazione della propria barca. Non è una tabella generica: l’errore del compasso dipende dalla singola imbarcazione, dalla sua disposizione interna e dalla prua su cui si naviga. Va consultata la documentazione del costruttore del compasso e, se la tabella manca o non è più attendibile, va rifatta con un tecnico o con un metodo di rilevamento documentato, non stimata a occhio.
Come si passa dalla rotta vera alla rotta di bussola?
La rotta tracciata sulla carta è vera, cioè riferita al nord geografico. Il compasso indica invece il nord magnetico, che differisce dal nord vero per la declinazione magnetica, cioè la differenza tra i due nord nel luogo considerato. A bordo si aggiunge la deviazione, l’errore prodotto dalle masse metalliche, dai motori e dagli apparecchi elettrici della barca, che cambia con la prua.
La regola pratica è la seguente. Per passare dalla bussola al vero si somma l’errore quando è a est e lo si sottrae quando è a ovest, usando per declinazione e deviazione lo stesso criterio di segno. Per il percorso inverso, dal vero alla bussola, il segno si inverte. Il ragionamento va fatto con calma, scrivendo i due errori con il loro segno prima del calcolo, perché l’inversione del segno è la fonte di errore più frequente nel carteggio.
Come si aggiornano declinazione e deviazione?
La declinazione è riportata nella rosa dei venti della carta, con il suo valore e la sua variazione annua. Poiché il valore cambia nel tempo, va aggiornato all’anno in corso: si moltiplica la variazione annua per il numero di anni trascorsi dalla data di riferimento della carta e si applica il risultato al valore indicato, tenendo conto della direzione della variazione (est o ovest). Un valore non aggiornato produce un errore sistematico su ogni rotta tracciata.
La deviazione non si aggiorna con una formula. Va ricontrollata ogni volta che cambiano le condizioni della barca: installazione di nuovi apparecchi elettrici, carichi metallici stabili, spostamento del compasso, interventi sul quadro di bordo o dopo un urto forte. Se si nota una differenza sistematica tra rotta di bussola e rotta osservata con oggetti a terra, è il segnale che la tabella non è più valida e che la navigazione va condotta con maggiore prudenza finché non viene ripetuta la verifica.
Come si determina il punto con i rilevamenti?
Un rilevamento è la direzione in cui si vede un oggetto noto, come un faro, un campanile o una boa segnalata sulla carta. Prima di riportarlo sulla carta il rilevamento magnetico va corretto con deviazione e declinazione, così da ottenere un rilevamento riferito al nord vero, che è quello da usare. Si traccia poi la linea di posizione partendo dall’oggetto nella direzione opposta al rilevamento, cioè con una differenza di 180 gradi: per un rilevamento di 120 gradi la linea va tracciata a 300 gradi.
Con due oggetti visibili, il punto nave è l’intersezione delle due linee. L’angolo tra le linee dovrebbe essere, per quanto possibile, compreso tra 30 e 150 gradi: angoli molto stretti o quasi piatti rendono l’intersezione imprecisa, perché piccoli errori di rilevamento si traducono in grandi spostamenti del punto. Quando i due oggetti sono quasi allineati con la barca, la posizione non è ben determinata e conviene cercare un terzo riferimento.
Con un solo oggetto si può ricorrere al doppio rilevamento. Si prende un primo rilevamento, si mantengono rotta e velocità costanti, poi si prende un secondo rilevamento e si traccia la prima linea traslata della distanza percorsa tra i due momenti. Un metodo alternativo è quello dei quattro tratti: si rileva l’oggetto quando è a 45 gradi dalla prua e poi quando è al traverso, cioè a 90 gradi. La distanza percorsa tra i due rilevamenti equivale in questo caso alla distanza dall’oggetto al momento del traverso.

Come si calcola il punto stimato?
Quando non ci sono oggetti visibili, il punto si stima partendo dall’ultima posizione nota e riportando sulla carta la rotta e la velocità previste. La posizione stimata si segna con un trattino trasversale e la sigla OK, per distinguerla da un punto determinato con rilevamenti. Il calcolo usa tre relazioni, con la velocità in nodi, cioè miglia all’ora: distanza = velocità × tempo; tempo in minuti = distanza × 60 / velocità; velocità = distanza × 60 / tempo.
Il punto stimato è sempre meno affidabile del punto da rilevamenti, perché non tiene conto di corrente, vento e deriva finché non vengono considerati esplicitamente. Quando si conoscono l’intensità e la direzione della corrente o del vento, la correzione va applicata al tracciato. Quando non si conoscono, il margine di errore cresce con il tempo trascorso dall’ultimo punto certo, e va trattato come un’area di incertezza, non come una posizione precisa.
Quando ripetere il punto e come riprendere in sicurezza?
Conviene ripetere il punto a intervalli regolari durante una navigazione costiera, e comunque ogni volta che si cambia rotta, si passa vicino a un pericolo o si entra in una zona con poca visibilità. Se il punto stimato e quello da rilevamenti non coincidono, non si sceglie il dato più comodo: si considera come posizione probabile la zona in cui si trovano entrambe le indicazioni e si riduce la velocità.
In caso di dubbio serio, con il fondale non noto o con una posizione incerta vicino a bassi fondali, la scelta più prudente è fermarsi o allontanarsi verso acque più libere, verificare con più rilevamenti e, se necessario, chiedere assistenza via radio alla Guardia Costiera. Non si riprende la rotta prevista finché il punto non è stato confermato con un riferimento affidabile.
Quali limiti di navigazione e dotazioni vanno considerati?
Il Codice della nautica da diporto (decreto legislativo 171/2005) lega i limiti di navigazione alla presenza della marcatura CE. All’articolo 27, per i natanti senza marcatura CE sono previsti 6 miglia dalla costa; 12 miglia solo se l’unità è omologata per navigazione senza alcun limite o riconosciuta idonea da un organismo tecnico notificato, con copia del certificato a bordo; un miglio per jole, pattini, sandolini e simili. Le unità con marcatura CE navigano entro i limiti della categoria di progettazione e comunque non oltre 12 miglia dalla costa.
Le dotazioni di sicurezza sono disciplinate dal regolamento di attuazione (decreto ministeriale 146/2008), modificato dal decreto 17 settembre 2024, n. 133, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 settembre 2024 e in vigore dal 21 ottobre 2024. L’allegato V (articolo 54) elenca mezzi di salvataggio e dotazioni in funzione della distanza dalla costa. Una circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 17 gennaio 2025 chiarisce che le raccomandazioni del fabbricante vanno rispettate e che i dispositivi scaduti o da rinnovare per età vanno sostituiti. Per la tua unità, consulta il testo dell’allegato V e la documentazione del costruttore, perché le tabelle non sono riassunte qui.
Sul fatto che la carta cartacea sia obbligatoria a bordo, le fonti che ho potuto consultare non permettono di rispondere con certezza per la tua unità e la tua zona. Prima di uscire, verifica con l’Ufficio Circondariale Marittimo o la Capitaneria di porto di riferimento quali carte e quali dotazioni siano richieste.
Quali errori evitare nel carteggio?
Gli errori più comuni sono quattro. Il primo è confondere la rotta vera con la rotta di bussola e non controllare il segno degli errori. Il secondo è usare una declinazione non aggiornata all’anno in corso. Il terzo è usare una carta non corretta con le ultime informazioni disponibili, cioè senza verificare che sia in edizione aggiornata. Il quarto è misurare la distanza sulla scala sbagliata o ignorare la corrente quando è nota.
Altri errori derivano dalla fretta: tracciare linee senza annotare ora e velocità, prendere rilevamenti a oggetti che non si riconoscono con sicurezza sulla carta, o basare una manovra su una sola linea di posizione. Il carteggio serve a ridurre l’incertezza, non a eliminarla: ogni punto va trattato con il margine di errore che gli compete.
Domande frequenti
Un plotter elettronico può sostituire il tracciamento sulla carta?
Lo strumento elettronico è utile, ma non deve essere l’unico riferimento. Va confrontato con la carta cartacea aggiornata e con i rilevamenti, perché in caso di guasto o di perdita del segnale la carta resta il riferimento. Per il modello in uso, segui le istruzioni del fabbricante.
Dove trovo le correzioni alle carte italiane?
Le carte italiane sono pubblicate dall’Istituto Idrografico della Marina di Genova, che aggiorna la documentazione nautica con i fascicoli degli Avvisi ai Naviganti. Controlla il fascicolo in vigore e riporta le correzioni sulla carta prima di usarla, consultando il catalogo pubblicato dalla Marina Militare.
Quale scala di carta scegliere per una navigazione costiera?
Scegli una carta che copra l’intera rotta e mostri con chiarezza bassi fondali, secche e segnalamenti vicini alla costa. La scala si legge sulla carta stessa: una scala più grande mostra più dettagli su un’area più piccola, una più piccola mostra un’area più ampia con meno dettagli.