Ormeggiare in rada significa fermare la barca all’ancora in uno specchio d’acqua aperto, fuori dal porto, scegliendo il punto in base a vento, fondale e natura del fondo. La manovra riesce quando l’ancora fa presa e la catena o la cima è calata in misura adeguata alle condizioni previste. Il riferimento più diffuso è una catena lunga più volte la profondità, ma si tratta di una regola empirica che non tiene conto della forza del vento e va corretta caso per caso, come spiegato nelle sezioni seguenti.

Come scegliere il punto di ancoraggio?

Il criterio principale è il riparo. L’ancora si getta sottovento rispetto alla costa, mai sopravento. Le previsioni vanno consultate prima di entrare in rada e riviste durante la sosta: una fonte di nautica da diporto segnala che il mare comincia ad agitarsi quando la brezza devia di oltre 30 gradi, quindi anche un cambio di direzione modesto può modificare la situazione.

Per il fondale, l’indicazione è di 3-5 metri per la maggior parte delle imbarcazioni, con almeno 1 metro tra la chiglia e il fondo. Un fondale piano è preferibile a uno in forte pendenza. Se lo spazio non basta a far ruotare la barca senza toccare il fondo, una seconda ancora a poppa aiuta a limitarne il movimento.

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Il tipo di fondo incide sulla tenuta. La sabbia è il migliore: l’ancora fa presa al primo tentativo. Le praterie di alghe marine vanno evitate, sia perché l’ancora vi penetra male, sia perché sono habitat da proteggere. Argilla e limo possono sembrare tenaci, ma il fondo può cedere: in caso di dubbio conviene calare una seconda ancora.

Anche l’ambiente circostante conta. Campeggi affollati, strade trafficate o allevamenti con cattivi odori rendono poco riposante la sosta, e la carta nautica da sola non basta a valutarli: una foto aerea del tratto di costa aiuta a farsi un’idea. La stessa fonte consiglia di mantenersi a circa 300 metri da cavi e condutture sottomarine.

Infine serve un piano B. Nessuna baia protegge da ogni direzione del vento. Conviene individuare in anticipo un’alternativa vicina e tenere la barca pronta a ripartire, anche di notte, senza aspettare che il tempo cambi.

Come scegliere il punto di ancoraggio?

Quanta catena calare rispetto al fondale?

La regola tradizionale fissa una catena lunga da tre a cinque volte la profondità indicata dall’ecoscandaglio, e una cima pari a otto volte. È un punto di partenza utile, ma non basta da sola perché ignora il vento. Una simulazione pubblicata su una rivista di nautica, riferita a un’imbarcazione di circa 10 metri con catena da 8 millimetri, ne mostra il limite. Con 2 metri di fondale più 1 metro di bordo libero e 15 nodi di vento, 15 metri di catena sollevano il fusto dell’ancora dal fondo, il che indica un carico eccessivo sull’ancora. A 8 metri di fondale la regola richiede 40 metri, mentre con 15 nodi ne bastano circa 28 per tenere il fusto appoggiato sul fondo. Questi valori valgono soprattutto per quel modello e vanno letti come ordine di grandezza, non come tabella da applicare alla propria barca.

Il vento non è l’unico carico. Onda lunga e risacca aggiungono energia che la catena deve assorbire sollevandosi. Secondo la stessa analisi, con una risacca di 1 nodo l’ancoraggio sotto i 7 metri diventa quasi impossibile senza sovraccaricare l’ancora. Su bassi fondali, con vento e mare formato, il margine si riduce e la scelta più prudente è spesso un fondale più profondo, purché resti compatibile con la catena disponibile.

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Perché il vento cambia il calcolo?

La catena non ha elasticità. I picchi di carico vengono assorbiti solo sollevando il peso della catena stessa, possibilità che si riduce molto quando il fondale è basso. Per questo un elemento elastico, come una cima di ammortizzo collegata alla catena, assorbe gran parte dell’energia dei picchi.

La scelta del materiale va bilanciata con il peso da portare a bordo. Nella stessa simulazione, una catena pura di circa 56 chili richiedeva circa tre volte il peso di una combinazione di catena e cima con prestazioni simili. Per decidere la composizione conviene quindi partire dalle caratteristiche dichiarate dal costruttore e dal fondale tipico della zona.

Come calare l’ancora passo dopo passo?

La sequenza è sempre la stessa, anche se cambiano barca e fondale. Prima si prepara la catena: va verificato che scorra dal gavone senza accavallarsi e che il collegamento con la cima sia sicuro. Poi ci si avvicina al punto con la prua controvento o controcorrente, a velocità ridotta.

Fermata la barca, si cala l’ancora mentre la barca indietreggia lentamente, facendo scorrere la catena con controllo e senza lasciarla cadere a mucchio. Quando si raggiunge la lunghezza scelta in base a fondale e vento, si ferma la discesa e si dà tensione con il motore in retromarcia a regime moderato, verificando che l’ancora si affondi e non soltanto strisci.

Durante tutta la manovra non bisogna tenere mani o piedi tra la catena e la prua, né avvolgere la cima attorno al corpo. Indossare i guanti e tenere il verricello o il freno sotto controllo riduce il rischio di lesioni e di impigliamenti.

Come verificare che l’ancora abbia fatto presa?

Dopo la tensione si scelgono due punti fissi a terra, possibilmente in direzioni diverse, e si controlla che la barca resti nella stessa posizione relativa per alcuni minuti. Se è presente un allarme di trascinamento del GPS, va impostato in base alla catena effettivamente calata, tenendo conto che il valore dipende dallo strumento e dal fondale.

La verifica va ripetuta dopo ogni rotazione del vento e ogni variazione del mare. Se la barca si sposta, slitta o assume un assetto anomalo, l’ancora non sta tenendo: va ricalata in un punto diverso o si cerca un’altra sistemazione. Per saggiare la tenuta non conviene forzare la retromarcia oltre il regime moderato. Un’ancora che non tiene va recuperata con calma, portandosi in verticale sopra di essa.

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Come verificare che l'ancora abbia fatto presa?

Quali divieti e ordinanze controllare in Italia?

Non esiste una regola nazionale unica sulla distanza di ancoraggio dalla costa. I divieti sono fissati dalle ordinanze della Capitaneria di porto o dell’Ufficio circondariale marittimo competente, che spesso si integrano con le ordinanze comunali sulla balneazione. Possono variare di stagione, quindi vanno verificati prima di ogni uscita sul sito istituzionale della Guardia Costiera.

Un esempio chiarisce la logica. Un documento della Regione Basilicata prevede che la zona fino a 200 metri dalle spiagge e fino a 100 metri dalle coste a picco sia riservata prioritariamente alla balneazione durante la stagione balneare. Vicino alle zone dove la balneazione è vietata, l’avvicinamento e l’ancoraggio di unità da diporto possono essere consentiti solo con ogni precauzione per evitare danni a terzi. Le distanze sono regionali e non valgono ovunque: la fascia applicabile è quella fissata per il tratto di costa in cui si naviga.

Le ordinanze possono anche limitare l’ancoraggio in caso di maltempo. Quella della Capitaneria di Catanzaro, ad esempio, disciplina navigazione, ancoraggi e ormeggi nelle acque antistanti il porto durante allerte meteo per forti venti, richiamando il Regolamento di sicurezza della navigazione e della vita umana in mare (D.P.R. 435/1991). Nelle aree marine protette l’ormeggio può essere organizzato con campi boa o ormeggi attrezzati istituiti dagli enti gestori, e l’ancoraggio libero può essere limitato.

Quali errori evitare e quali dotazioni controllare?

L’errore più frequente è calare meno catena di quanto richiesto dal fondale e dal vento, spesso perché si è sempre fatto così. Altri errori comuni sono ancorare su bassi fondali con mare formato, fidarsi di un fondo che sembra tenace senza verificarlo, e lasciare la barca senza sorveglianza quando il vento cambia.

La catena va controllata prima di ogni stagione. Il carico di rottura certificato, indicato dal costruttore, va confrontato con i carichi attesi, perché alcune catene offrono solo una frazione della resistenza normale. Nell’acciaio inossidabile la corrosione si concentra spesso nelle saldature, quindi le maglie vanno ispezionate con attenzione.

Le dotazioni di sicurezza della barca devono rispettare la normativa vigente per la sua categoria e quanto indicato nel manuale del costruttore. La verifica spetta al proprietario o al comandante prima di ogni uscita, e non va data per scontata.

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Quando conviene rinunciare alla rada?

Rinunciare alla rada è la scelta giusta quando il vento rinforza o gira verso la costa, quando il mare entra nel punto di ancoraggio, quando il fondo non dà presa nonostante una tensione corretta, o quando la notte arriva senza riferimenti sicuri. In questi casi la partenza va preparata con anticipo, con luce e con il motore pronto, senza attendere che la situazione diventi critica.

Se la barca è in pericolo, il primo riferimento è il numero blu 1530 della Guardia Costiera, dedicato alle emergenze in mare e attivo ventiquattro ore su ventiquattro.

Domande frequenti

Serve la patente per ancorare in rada?

La necessità della patente dipende dal tipo e dalla potenza dell’unità, non dall’atto di ancorare in sé. Per i requisiti aggiornati conviene consultare il sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti o rivolgersi alla Capitaneria di porto competente.

Come si recupera l’ancora dopo la sosta?

Ci si porta con la barca in verticale sopra l’ancora, a basso regime, si recupera la catena con calma senza forzare il verricello e, se l’ancora è incastrata, si prova a sollevarla con movimenti dolci dal punto più vicino a essa.

Quanta distanza tenere dalle altre barche in rada?

Dipende dal raggio di evoluzione, cioè dallo spazio che la barca occupa ruotando attorno all’ancora quando cambia il vento, e cresce con la catena calata. Il valore va stimato con le indicazioni del costruttore e osservando le altre imbarcazioni durante il cambio di vento.

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